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Content Starts Ice Bucket Challenge, la mia secchiata d’acqua ghiacciata contro la SLA

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Quando ho visto che l’#IceBucketChallenge stava prendendo piede, ho pensato subito di dissociarmi. È molto raro che io prenda parte ai fenomeni virali e alle tendenze che nascono sul web, esattamente come mi capita per qualsiasi moda offline. Non perché non ne condivida l’obiettivo (quando c’è), ma semplicemente perchè quasi sempre si trasformano in marchette che sfruttano problemi più o meno importanti per quel narcisismo e quella banalità di cui faremmo volentieri a meno. In tante altre occasioni – ma questo dipende dalla mia indole – mi viene più spontaneo essere colui che lancia l’idea.

Nei giorni scorsi, quando alcune persone hanno cominciato a nominarmi, ho pensato di approfondire la questione e ho scoperto che l’Ice Bucket Challenge sta funzionando davvero: che ci piaccia o meno vedere decine di personaggi famosi mentre si lanciano una secchiata d’acqua ghiacciata – probabilmente non sempre accompagnata da una donazione reale e da un sentimento di solidarietà senza secondi fini – la diffusione virale del fenomeno ha creato una delle campagne di hashtag activism più efficaci della storia.

Efficace non solo per la rapida diffusione a livello mondiale dell’iniziativa, ma soprattutto in termini di donazioni di denaro da parte dei cittadini incentivati da quelli che potremmo definire influencer della società. A parlare chiaro sono i numeri: ad agosto 2013 la ricerca contro la SLA ha raccolto 2,4 milioni di dollari mentre quest’anno, secondo i dati rilasciati dalla ALS Association, negli ultimi 20 giorni sono stati raccolti 80,2 milioni di dollari.

Augurandomi dunque che una mia secchiata d’acqua – ma soprattutto la donazione che ho effettuato con la mia startup DeRev – possa dare un contributo concreto e incentivare qualcuno a fare altrettanto, ringrazio le persone che mi hanno nominato e accetto volentieri di partecipare all’ALS Ice Bucket Challenge. E a quelli che stanno scatenando una feroce polemica contro il fenomeno, sostenendo che bisogna donare in silenzio senza cimentarsi in buffonate come il secchio d’acqua, chiedo: se il web non fosse stato invaso da secchiate d’acqua, questo mese avreste donato lo stesso per la ricerca?

Per portare avanti la sfida, a mia volta nomino l’On. Gianni Pittella, i ragazzi del Giffoni Innovation Hub, il giornalista di Sky Sport Luca Corsolini, la cantante Claudia Megrè e il team della startup Mangatar!

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